Crescere nell'Intimità con Dio
PREDICAZIONE DEL 09 FEBBRAIO 2025:
Pastore Antonio Russo
CRESCERE NELL'INTIMITÀ CON DIO
In questo servizio di culto, parleremo di intimità e di come crescere nell'intimità con Dio, e se afferriamo questa parola, diventerà un'altra chiave nella nostra vita di preghiera, portando un grande cambiamento. All’inizio dell'anno, come già sappiamo e abbiamo ripetuto spesso, riceviamo parole dal cielo e ci disponiamo allo Spirito Santo, dichiarando il nostro desiderio che Lui ci parli e si riveli nella nostra vita. Egli ci rivela verità profonde, come il principio della “corda a tre capi” riportato in Ecclesiaste, che rende saldi e stabili e non si spezza facilmente, un concetto di cui Gesù ha parlato all'inizio del Suo ministero. Quindi, abbiamo davanti un nuovo anno e, dopo aver ringraziato Dio per il suo inizio, abbiamo bisogno della Sua guida mentre ci svela ciò che vuole compiere in noi e attraverso di noi. Per questo ci stiamo prendendo del tempo per appartarci e dire allo Spirito Santo che vogliamo iniziare bene il nuovo anno, offrendogli la primizia del nostro tempo, delle nostre entrate, del nostro digiuno e della nostra consacrazione, perché sappiamo che questo segnerà tutto il resto dell'anno. Ricordiamoci ciò che è scritto nell’Epistola ai Romani: quando il primo frutto è consacrato a Dio, tutto ciò che abbiamo è sotto la Sua protezione, e il diavolo non può toccare la nostra casa, il nostro lavoro, i nostri figli e ogni dono ricevuto, perché tutto è dedicato a Lui. Dopo aver evidenziato il significato della corda a tre capi, entriamo nel cuore del messaggio parlando di intimità. Sappiamo che, purtroppo, molti cristiani non hanno intimità con Dio e non ne comprendono il vero significato, infatti nella chiesa circa l'ottanta per cento dei credenti non vive questa esperienza. Questo significa che, pur avendo una buona comunione con il Signore e condividendo molte cose con Lui, manca loro l'intimità, ed è per questo che desideriamo approfondire questo tema. Iniziamo oggi e proseguiremo la prossima settimana per approfondire il vero significato della parola "intimità", riflettendo su cosa significhi avere un rapporto autentico con Dio e mettendoci in discussione su questo. Spesso usiamo parole profonde senza comprenderle davvero, e persino noi che ne parliamo, a volte fatichiamo a coglierne il vero significato, perché manca un rapporto di intimità con Dio. Per questo abbiamo bisogno di un tempo in cui ci appartiamo, ci lasciamo conoscere da Lui e impariamo a conoscerlo, perché senza intimità non c’è vera conoscenza e non possiamo comprendere chi è Dio se non lo viviamo profondamente. Dio ha creato l'uomo per avere intimità con Lui, per avere un rapporto esclusivo, un rapporto che non deve essere contaminato da nulla e da nessuno, ma che è privilegiato con la Sua presenza. Perché l'uomo e la donna sono stati creati per avere intimità con Dio? Perché nell’intimità ci sono elementi fondamentali. Il primo aspetto è il piacere, perché vivere un’intima comunione con il nostro Padre e Dio, genera gioia e soddisfazione. Quando entriamo in questa dimensione, sperimentiamo un piacere profondo che trasforma la nostra vita e ci fa avanzare da un livello all’altro, riempiendoci completamente. Quando l’essere umano non sperimenta intimità con Dio, vive una profonda insoddisfazione, come se gli mancasse sempre qualcosa, pur correndo in cerca di ciò che gli sfugge. Purtroppo, sappiamo che questo non riguarda solo coloro che sono fuori dalla chiesa, ma anche i credenti che non vivono un’intimità con Dio. Abbiamo visto cristiani insoddisfatti, che vivono una vita priva di pienezza, sempre alla ricerca di qualcosa che manca, e tutto ciò accade perché manca la base fondamentale: l’intimità con Dio. Questo ci fa capire che né i soldi, né una posizione sociale, né un marito, né una moglie, né i figli, possono colmare il vuoto che l'uomo sente nel cuore; solo la presenza di Dio è in grado di riempire questa insoddisfazione. L’intimità con Dio è una prerogativa fondamentale per l’essere umano, creato appositamente per questo, mentre nessun’altra creatura, né animale né vegetale, può sperimentarla, rendendo unico il nostro rapporto con il Creatore. Perché siamo sulla terra? Perché Dio ha un progetto meraviglioso per la nostra vita e vuole che sperimentiamo una profonda e intima comunione con la Sua presenza. L'intimità è il livello più profondo che un essere umano possa sperimentare in una relazione, ed è il livello più alto che possiamo raggiungere nell’amicizia, nel matrimonio e nell’adorazione. Siamo chiamati ad avere intimità con Cristo e a vivere in profonda comunione con Lui, perché senza intimità, non c’è vera conoscenza di Dio e non possiamo vivere la pienezza della nostra chiamata. Oggi vogliamo prendere questa chiave e custodirla nei nostri cuori, perché l'intimità con Dio trasforma ogni cosa e ci porta nella dimensione più alta della nostra relazione con Lui. Quando conosciamo Dio, sappiamo che il principe di questo mondo si chiama Satana e che i disastri che ci sono nel mondo non sono responsabilità di Dio, ma del diavolo e degli esseri umani che gli danno autorità per agire e portare distruzione nella loro vita e attorno a loro. Quando conosciamo realmente chi è Dio, possiamo dire che questo non è nostro Padre. Molti si pongono domande su Dio, ma se lo conoscessimo davvero, se conoscessimo il Suo cuore e le Sue motivazioni, sapremmo che Egli è amore, che è compassione, che è misericordia e che è buono. Il diavolo ha rubato l'autorità ad Adamo, ma Gesù l'ha riconquistata, e noi cristiani dobbiamo usarla. Nelle settimane scorse, abbiamo detto che possediamo le chiavi: tutto quello che apriamo rimane aperto e tutto quello che chiudiamo rimane chiuso. Abbiamo autorità nella nostra vita, siamo figli di Dio e abbiamo il potere di permettere o impedire determinate cose. Quando abbiamo questa rivelazione, iniziamo a camminare in accordo con la Parola di Dio, e questa intimità nasce dalla nostra relazione con Lui. Gesù ha dato la sua vita affinché potessimo recuperare la nostra autorità e tornare all'intimità con il Padre. Molti hanno solo sentito parlare di Dio e Lo giudicano per ciò che accade nel mondo, ma chi Lo conosce intimamente sa che Dio è buono e misericordioso. Se conoscessimo il Padre, non parleremmo in modo errato di Lui e non ci lasceremmo ingannare. La conoscenza di Dio non si basa sui libri letti o sui titoli ottenuti, ma su una relazione di intimità con Lui. Molti sanno che Dio opera miracoli, ma pochi li vivono perché c'è una grande differenza tra conoscere una realtà e sperimentarla. Dio vuole che sperimentiamo la Sua potenza e i Suoi miracoli, perché guarire non è uno sforzo per Lui, ma parte della Sua natura soprannaturale, e quando Lo conosciamo possiamo riceverli nella nostra vita. C'è una grande differenza tra conoscere il sistema in cui Dio opera e farne parte, sapere dove Egli abita e dimorare in Lui, vivendo nella Sua presenza e nella Sua volontà. Quindi, ricapitolando, oggi si dà più valore alla conoscenza mentale, dal greco “noesis”, rispetto a quella per esperienza, dal greco “gnosis”, perché la società occidentale è programmata in questo modo. Si sviluppa solo la parte mentale, ma poiché siamo spirito, abbiamo un'anima e viviamo in un corpo, dobbiamo imparare a vivere secondo la nostra vera natura spirituale. Il mondo spirituale è più reale di quello fisico, perché il mondo fisico passerà, ma il mondo spirituale è eterno. Tutto ciò che vediamo nel mondo naturale è stato concepito prima nel mondo spirituale. Dobbiamo fare esperienza della presenza di Dio, senza seguire il modo di pensare occidentale che programma tutto, negando lo spazio all'esperienza. Oggi, viviamo in una società basata sull'apparenza, dove l'immagine conta più della realtà, ma Dio ci chiama all'essere, non all'apparire, perché ci ha creati in modo meraviglioso e desidera che viviamo nella realtà della Sua presenza e verità. Quindi, noi abbiamo bisogno di fare esperienze con Dio nella nostra vita, esperienze pratiche che non si apprendono dai libri di scuola, ma dallo Spirito. È lo Spirito Santo, che è Dio, a rivelare Dio, poiché Egli si auto-rivela e desidera essere conosciuto, infatti ci ha detto che Lo conosceremo se desideriamo un rapporto di intimità con Lui, sperimentando la Sua presenza.
Giovanni 5:19; 19 Allora Gesù rispose e disse loro: «In verità, in verità vi dico che il Figlio non può far nulla da sé stesso, se non quello che vede fare dal Padre; le cose infatti che fa il Padre, le fa ugualmente anche il Figlio.
I religiosi parlavano di Dio senza conoscerLo, ma Gesù disse: "Chi ha visto me, ha visto il Padre" (Giovanni 14:9). Chi sono le persone più pericolose sulla terra? Coloro che vogliono conoscere Dio solo mentalmente. Questi bloccano il movimento dello Spirito Santo perché si affidano solo alla ragione, ma attraverso di essa Dio non si rivela. Se Dio dice che Lui è l'Iddio dei miracoli, crediamoci e vedremo i miracoli. Guardiamo un bambino: se gli diciamo qualcosa, ci crede senza dubitare, ma purtroppo, crescendo, diventiamo razionali e ci chiudiamo. I bambini, invece, sono aperti al mondo dello Spirito, come quaderni bianchi sui quali scriviamo le opere e i miracoli di Dio, affinché possano conoscerLo intimamente e personalmente. Tante persone hanno avuto una conoscenza intellettuale e mentale, tanti teologi, tante brave persone, ma oggi si trovano all'inferno perché non hanno avuto un'esperienza con Dio.
Giovanni 17:3; 3 Or questa è la vita eterna, che conoscano te, il solo vero Dio, e Gesù Cristo che tu hai mandato.
Cos'è la vita eterna? Conoscere Dio! Molti pensano che la vita eterna consista semplicemente in una vita senza malattie o infermità, vivendo in cielo nella presenza di Dio, ma il cuore della vita eterna è conoscere Dio. Qual è la motivazione della nostra vita di preghiera? Deve essere quella di conoscere Dio, conoscere Gesù e conoscere lo Spirito Santo. Quando digiuniamo, non è per ottenere un miracolo, ma perché amiamo conoscerLo e desideriamo sottomettere la carne per ricevere rivelazione di Dio nella nostra vita, perché il digiuno non cambia Dio, cambia noi. Gesù parlava del "Tameion", il luogo segreto, dove Dio ci darà tutto ciò di cui abbiamo bisogno, ma la nostra prima motivazione deve essere quella di conoscerLo. Il cristianesimo è l'unica realtà che richiede una relazione intima con il suo fondatore: Buddha è rimasto nella tomba, Maometto è morto, ma Gesù è risorto.
Giovanni 11:25; 25 Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chiunque crede in me, anche se dovesse morire, vivrà.
Lo crediamo noi? Come facciamo a sapere se stiamo crescendo nella nostra intimità con Dio? Come possiamo discernere se la nostra comunione con Lui sta avanzando sviluppandosi nella relazione personale? La risposta è racchiusa in tre segni:
Primo segno: Osservare i Suoi comandamenti.
1°Giovanni 2:3; 3 E da questo sappiamo che l'abbiamo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti.
Un’altra traduzione esprime lo stesso concetto così: se osserviamo e ubbidiamo la Sua Parola. Questa conoscenza non si riferisce a una conoscenza razionale, ma a un’intima relazione con Dio. Molti dicono di conoscere Dio, ma Lo ubbidiscono? Ciò che viene predicato la domenica, lo mettono in pratica o lo esaminano, lo analizzano, prendendo solo ciò che conviene e scartando il resto? E con la Parola di Dio, la ubbidiscono o si mettono in discussione? Se Lo conosci, significa che Lo ubbidisci e se Lo stai conoscendo, significa che stai imparando a ubbidirGli. Il verso quattro, di 1°Giovanni, ci avverte riguardo a chi dice di conoscere Dio ma non osserva i Suoi comandamenti, definendoli bugiardi, in cui non c'è la verità:
Verso 4; 4 Chi dice: «Io l'ho conosciuto», e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e la verità non è in lui.
Abbiamo detto che l’ottanta per cento dei cristiani non conosce Dio intimamente, nonostante Egli desideri rivelarSi e lo abbia già fatto.
Secondo segno: Non peccare come stile di vita.
In altre parole, non solo osserveremo la Sua Parola, ma la praticheremo, perché Lo ubbidiamo e sappiamo ciò che Gli è gradito.
1°Giovanni 3:6; 6 Chiunque dimora in lui non pecca; chiunque pecca non l'ha visto né l'ha conosciuto.
Qui dobbiamo fermarci e riflettere su quanti di noi, dopo aver fatto esperienza della rinascita in Cristo, hanno peccato, e se è così, cosa significa allora che non Lo abbiamo conosciuto? Assolutamente no! A prima vista, questo verso potrebbe sembrare in contrasto con un altro passo della Scrittura:
1°Giovanni 1:10; 10 Se diciamo di non aver peccato, lo facciamo bugiardo e la sua parola non è in noi.
Potrebbe sembrare una contraddizione: da una parte leggiamo che chiunque pecca non ha visto Dio né Lo ha conosciuto, dall’altra che negare il peccato ci rende bugiardi. Ma non è una contraddizione reale, è solo apparente, perché la Bibbia si spiega con la Bibbia. Il verso di 1°Giovanni che dice che chi dimora in Lui non pecca si riferisce a uno stile di vita di peccato, infatti un cristiano nato di nuovo può peccare, ma non può vivere abitualmente nel peccato. Peccare non significa essere un peccatore; ad esempio, non perché un giorno hai inchiodato un chiodo sei un falegname. Un cristiano può cadere nel peccato, ma la sua natura è cambiata: è una nuova creatura in Cristo e le cose vecchie sono passate. Prima eravamo una "fabbrica di peccato", ma oggi non lo siamo più, perché quando pecchiamo, la coscienza ci parla e, seguendo l'insegnamento della Bibbia, andiamo a Dio per reclamare il sangue di Gesù e ricevere il perdono.
1°Giovanni 1:7; 7 ma se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, abbiamo comunione gli uni con gli altri, e il sangue di Gesù Cristo, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato.
Come possiamo vivere uno stile di vita di peccato e pretendere di avere comunione con Dio? Non possiamo, dobbiamo subito ravvederci, chiedere perdono a Dio. Chi conosce Dio non ha più il desiderio di peccare, perché quel desiderio è stato tolto quando Lo abbiamo ricevuto nella nostra vita.
Terzo segno: Nel Suo amore.
1°Giovanni 4:8; 8 Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.
Come possiamo dire di aver conosciuto Dio e odiare il nostro fratello o la nostra sorella? Se odiamo nostro fratello, la Bibbia dice che non abbiamo conosciuto Dio, perché Dio è amore, ed è qualcosa di potente. Osservare la Sua Parola, vivere senza peccare come stile di vita e camminare nell'amore, non sono frutto del nostro sforzo, ma il risultato della nostra intimità con Dio, perché più Lo conosciamo, più il Suo amore trasforma la nostra vita.
Matteo 7:22-23; 22 Molti mi diranno in quel giorno: "Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato nel tuo nome, e nel tuo nome scacciato demoni e fatte nel tuo nome molte opere potenti?". 23 E allora dichiarerò loro: "Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi tutti operatori di iniquità".
Dio è più interessato alla nostra intimità con Lui, che alle opere che facciamo per Lui. Possiamo predicare, profetizzare, fare miracoli, ma se non abbiamo una relazione intima con Dio, non ci servirà a nulla. Dio ci chiama a conoscerLo profondamente, a camminare con Lui, a vivere nella Sua presenza ogni giorno. La nostra crescita spirituale si misura dalla nostra ubbidienza, dal nostro allontanamento dal peccato e dalla nostra capacità di amare. Se queste cose sono presenti nella nostra vita, allora stiamo seriamente conoscendo Dio, ma vogliamo veramente conoscerLo, sapendo che dietro tutto ciò ci sono prove, purificazione e un cambiamento profondo che ci chiama a rinunciare a noi stessi per vivere secondo lo Spirito?