Incamminandoci verso la Visione 2°Parte

 

PREDICAZIONE DEL 09 Marzo 2025:

 

Pastore Antonio Russo

 

INCAMMINANDOCI VERSO LA VISIONE 2°Parte

 

Domenica scorsa abbiamo introdotto il tema "Incamminandoci verso la Visione" e oggi continueremo a trattarlo perché la visione è un concetto fondamentale per la vita del credente. Per allacciarci a quello che dicemmo la volta scorsa faremo un breve riepilogo così da rendere chiaro l’approfondimento. Cominciammo col dire che esistono due tipi di visioni: una riguarda la Chiesa, espressa in Matteo 28:18-20, che ci chiama a predicare l'evangelo e fare discepoli di ogni etnia, e l'altra è personale e viene impartita dallo Spirito Santo. La visione personale sostiene quella della Chiesa, permettendoci di vedere la nostra vita secondo la prospettiva di Dio e trasformandola, perché senza di essa si rimane fermi, mentre con essa troviamo la motivazione per superare le difficoltà. Il libro dei Proverbi afferma che senza visione il popolo diventa sfrenato, mentre quella di Dio porta chiarezza e forza nei momenti difficili. Dio, in Genesi 12:2-3, rivelò ad Abramo il Suo piano: "Io farò di te una grande nazione e ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai una benedizione. 3 E benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà; e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra»." Noi siamo inclusi nella benedizione che Dio ha promesso ad Abramo e abbiamo la responsabilità di trasmetterla affinché ogni famiglia della terra ne possa beneficiare. L'uomo fu creato a immagine e somiglianza di Dio, come scritto: "Facciamo l'uomo a nostra immagine e a nostra somiglianza", un concetto che include sia l'uomo che la donna, poiché "Dio li creò maschio e femmina". Quando Dio creò l'uomo, vide Sé stesso in lui.

Efesini 2:10; 10 Noi infatti siamo opera sua, creati in Cristo Gesù per le buone opere che Dio ha precedentemente preparato, perché le compiamo.

Siamo il Suo capolavoro, creati in Cristo Gesù per le buone opere che Dio ha preparato per noi, non frutto delle nostre capacità ma un Suo dono, e se non le riconosciamo non possiamo compierle, per questo lo Spirito Santo, attraverso la preghiera, desidera rivelarcele. Se siamo malati, Egli vuole farci vedere la nostra guarigione, e se soffriamo nell'anima, dobbiamo comprendere che Gesù ha pagato anche per la nostra liberazione interiore, perché si è caricato delle nostre infermità e malattie. Se non vediamo queste cose nella nostra vita, non possiamo viverle, ma Dio desidera mostrarcele chiaramente, perché non è contro di noi, non è un giudice severo, ma un Padre amorevole. Egli desidera restaurare famiglie e vite distrutte; molti di noi hanno vissuto situazioni difficili, ma Dio ha operato meravigliosamente, e oggi siamo una testimonianza vivente della Sua grazia. Ciò che abbiamo ricevuto non è solo per noi, ma per essere condiviso con altri, e il Vangelo, che è la buona notizia, ci ricorda che, mentre il mondo diffonde paura parlando di guerre e disastri, Dio ha pensieri di pace per noi. La prima visione che dobbiamo avere è la realtà di come Dio ci vede, quindi chiediamo allo Spirito Santo di rivelarcelo, perché dobbiamo avere chiara la Sua visione per la nostra vita e per chi ci sta accanto. La visione è il pensiero di Dio rivelato alla mente dell'uomo, affinché possiamo realizzarlo, perché Dio ha un piano per noi. Che tipo di immagine abbiamo di Dio? Dobbiamo vederlo come un Padre con le braccia aperte per accoglierci. La visione che Dio ci vuole dare è il Suo pensiero rivelato alla mente dell'uomo, affinché possiamo compierlo. Egli non sta cercando di distruggerci o mandarci malattie, ma vuole guarirci, sanarci e liberarci, perché questo è il nostro meraviglioso Padre, la via e la guida. Sapere dove dobbiamo arrivare ci permette di raggiungere il proposito divino, infatti la visione ha ispirato molti leader a superare le avversità, perché dà determinazione e guida verso il suo compimento. La visione consiste nell'avere un'immagine chiara di ciò che Dio vuole fare, di ciò che Egli vuole che noi facciamo e di ciò che Egli vuole che noi siamo. La visione è sostenuta dalla fede, perché Dio ci mostra il bene che vuole fare attraverso la nostra vita, ma abbiamo bisogno di fede per viverlo. Per sostenere la visione, il credente entra nel piano spirituale, ricevendo l'idea creativa di Dio che poi porterà nel naturale. Con l'aiuto dello Spirito Santo, nostro alleato che sostiene la visione di Dio nella nostra vita, possiamo realizzarla e viverla. Per questo è necessario un rinnovamento della mente, perché solo una mente rinnovata riceve la visione di Dio e vede le cose come Lui vuole compierle. Abbiamo attraversato momenti difficili, come cattive relazioni e difficoltà con le autorità e i genitori, vivendo secondo una visione naturale e carnale, ma Dio vuole che Lo conosciamo attraverso la Sua parola e agisca in noi e attraverso di noi, rinnovando la nostra mente. Nella religione ci hanno insegnato che esistevano due classi di persone, il clero e i credenti, ma Dio vuole usare ognuno di noi. Noi siamo re e sacerdoti, creati da Dio secondo la Sua volontà e il Suo proposito, con un potenziale che possiamo realizzare, perché Egli vuole fare cose in noi e attraverso di noi. Egli ci dà una parola per chi ha bisogno di speranza, per chi è depresso, malato o afflitto, e noi dobbiamo portare speranza alle persone, perché in Gesù c'è speranza; non possiamo predicare incredulità, ma dobbiamo annunciare la parola di Dio e ciò che Egli compie. Dio dimora in noi e dobbiamo imparare ad ascoltare la Sua voce, perché la Sua parola rimane in eterno; dobbiamo credere in essa e predicarla, senza basarci solo sulle esperienze personali. Il dubbio è un'arma che il diavolo usa per indebolire la fede, mentre la potenza di Dio si manifesta dove c'è fede, perché quando crediamo in Lui e restiamo fermi nella Sua promessa, la Sua mano si muove.

Proverbi 10:24; 24 All'empio succede ciò che egli teme, ma ai giusti è concesso ciò che desiderano.

Siamo stati giustificati attraverso l'opera della Croce, e quando riceviamo la parola e la visione di Dio, i nostri desideri diventano santi. Dobbiamo sottometterci incondizionatamente a Dio, credendo che, indipendentemente dall'età o dal sesso, Egli ha deciso di usarci perché vuole agire attraverso la nostra vita. Quando ci aspettiamo un miracolo, dobbiamo rimanere fermi nella fede, sapendo che Dio è fedele alle Sue promesse e che il nostro bisogno è già nelle Sue mani. La fede ci permette di portare nella realtà ciò che Dio ha dichiarato per la nostra vita. Dio ci affida qualcosa da compiere e vuole che comprendiamo che la grandezza e la profondità di ciò non sono fuori di noi, ma dentro di noi, e possiamo realizzarlo. Egli ci dà in base a ciò che crediamo nel nostro cuore; infatti, il miracolo più grande nella vita di una persona è la salvezza, che arriva credendo con il cuore e confessando con la bocca che Gesù è il Signore della nostra vita.

Romani 10:9; 9 poiché se confessi con la tua bocca il Signore Gesù, e credi nel tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato.

Molti cristiani si domandano se possono avere certezza della salvezza: la risposta è nella Bibbia. La Scrittura afferma: «Chiunque crede in Lui non sarà svergognato», e questo principio si applica non solo alla salvezza, ma a ogni aspetto della nostra vita. Crediamo con il cuore e dichiariamo con la bocca come Dio può operare in noi, mentre il diavolo cerca di farci credere di essere falliti; ma Dio ci invita a credere che può operare in noi e a rinnovare la nostra mente. Egli ci ha dato talenti, e ognuno di noi ne ha almeno uno; se lo usiamo, si moltiplicherà. Abramo ricevette la promessa di un figlio a 75 anni, e la sua fede doveva allinearsi a quella promessa di Dio, mentre Sara, sterile e avanti con gli anni, sembrava non poter concepire, ma Dio diede indicazioni che superarono le sue limitazioni naturali. Dio gli disse di guardare la visione e alzare lo sguardo verso le stelle, perché così sarebbe stata la sua progenie, e di osservare la sabbia, perché se fosse riuscito a contarne i granelli, tale sarebbe stata la sua discendenza. Spesso diamo la colpa a fattori esterni, ma Abramo dovette fortificarsi ogni giorno nella fede, nonostante le difficoltà.

Romani 4:17; 17 (come sta scritto: «Io ti ho costituito padre di molte nazioni»), è padre di tutti noi davanti a Dio a cui egli credette, il quale fa vivere i morti e chiama le cose che non sono come se fossero.

Abramo commise errori, come quando scese in Egitto a causa della carestia e, ingannando il faraone, dichiarò che Sara era sua sorella, ma tornò sempre a Dio, che lo protesse e gli confermò la promessa di renderlo padre di una moltitudine. Inoltre, uscendo dall’Egitto, portò con sé Agar, la serva di Sara, seguendo il suggerimento della moglie, che, non potendo avere figli, gli propose di generare una discendenza attraverso di lei. Tuttavia, questo non era il piano perfetto di Dio, perché la promessa riguardava un figlio nato da Abramo e Sara. Egli sperava contro ogni speranza per la realizzazione della promessa (Romani 4:20–21), non dubitò, edificò la sua fede, parlò parole di fede a sé stesso e mantenne la visione. Abramo alimentava la fede contemplando le stelle e la sabbia, fortificandosi nella promessa, convinto che Dio, avendola fatta, aveva anche il potere di realizzarla. Dio possiede la potenza per adempiere ciò che promette, ma necessita della nostra fede, perché il giusto vive per fede. Anche dopo la nascita di Ismaele, Dio chiarì che la promessa si sarebbe compiuta in Isacco, attraverso cui tutte le famiglie della terra sarebbero state benedette, e Abramo credette fermamente alla Sua parola. In ogni credente risiede un potenziale soprannaturale, e noi siamo chiamati a credere che possa diventare un discepolo. Il discepolo è colui che riceve insegnamenti dal Maestro e si prende cura degli altri, manifestando la visione che Dio ha stabilito. Anche se il termine “leader” può sembrare imponente, comprendiamo che il discepolo è un servo, e un servo è anche un leader, perché Dio ha messo in lui un potenziale. Gesù ha dato un mandato chiaro ai Suoi seguaci, come leggiamo nel Vangelo di Matteo:

Matteo 28:18–20; 18 Poi Gesù si avvicinò e parlò loro dicendo: «Ogni potestà mi è stata data in cielo e sulla terra. 19 Andate dunque, e fate discepoli di tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, 20 insegnando loro di osservare tutte le cose che io vi ho comandato. Or ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dell'età presente. Amen».

Dobbiamo comprendere che la visione di Dio è che ogni Suo figlio diventi un discepolo, chiamato a formare altri discepoli; quindi, il nostro obiettivo è glorificare Dio nella nostra vita, non solo a parole, ma attraverso i frutti che produciamo.

Giovanni 15:8; 8 In questo è glorificato il Padre mio, che portiate molto frutto, e così sarete miei discepoli.

Portare frutto non implica produrre qualcosa di materiale, ma formare discepoli che, chiamati da Dio, manifestano il Suo potere in loro, lasciandosi usare come strumenti al Suo servizio. Abbiamo bisogno di rinnovare la nostra mente, perché troppo spesso vediamo la Chiesa come un luogo fisico, dimenticando che siamo noi la Chiesa. Un ostacolo alla fruttuosità è la bassa stima di noi stessi, che ci fa sentire incapaci, ma portare frutto è la naturale conseguenza di ciò che siamo in Cristo; se ci vediamo in modo limitato, blocchiamo il potenziale che Dio ha messo in noi. La parabola dei talenti illustra questa realtà: chi ricevette cinque o due talenti li fece fruttare, mentre chi ne ricevette uno lo nascose per paura, non sentendosi all’altezza e rendendo così inutile ciò che Dio gli aveva donato. Quindi, questo significa che dobbiamo prenderci la responsabilità di fare un buon uso dei doni ricevuti, che siano talenti, risorse o capacità, senza aver paura di rischiare e mettendoli a disposizione del bene comune. Dobbiamo sviluppare un sano concetto di noi stessi: non sono le circostanze a determinare il nostro successo o il nostro fallimento, ma ciò in cui crediamo.

Giovanni 16:33; 33 Vi ho detto queste cose, affinché abbiate pace in me; nel mondo avrete tribolazione, ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo».

Questo ci insegna che gli eventi negativi non determinano il nostro destino: ciò che conta è la nostra fede, in accordo con la parola di Dio. Il concetto d’immagine di sé è l’insieme delle confessioni e dei pensieri che noi abbiamo detto a noi stessi, delle immagini e delle sensazioni che determinano ciò che noi siamo.

Proverbi 23:7; 7 poiché, come pensa nel suo cuore, così egli è; …

Avere una buona immagine di sé, un concetto di sé sano, è molto importante nella nostra relazione con Dio e nella nostra relazione con gli altri. Ci sono tre componenti essenziali di un buon concetto di sé:

La prima componente essenziale è il senso di appartenenza.

Questa componente ci dà la consapevolezza di essere amati e accettati per quello che siamo, senza dover dimostrare nulla. Fin dalla nascita, i bambini hanno bisogno di sentire amore e presenza per sviluppare la loro identità. La madre, quando allatta, guardando negli occhi il proprio figlio, stabilisce una comunione profonda. Questo senso di appartenenza è essenziale anche nella nostra relazione con Dio.

La seconda componente è il senso di dignità e valore.

Questo significa avere la sensazione interiore di contare, di essere molto importanti e di avere valore. Noi non siamo un semplice numero o un codice fiscale, perché il nostro Padre ci conosce per nome, conosce perfino il numero dei nostri capelli e, inoltre, in ogni momento, si prende cura di noi. Questo valore ci è stato dato a caro prezzo, come recita il libro dell'Apocalisse:

Apocalisse 5:9; 9 E cantavano un nuovo cantico dicendo: «Tu sei degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato ucciso, e col tuo sangue ci hai comprati a Dio da ogni tribù, lingua, popolo e nazione,

Noi siamo stati riscattati non con oro o argento, ma col prezioso sangue di Gesù Cristo, perché non abbiamo valore in cose corruttibili, bensì nel sangue immacolato dell’Agnello, che ci ha ridato la dignità tolta dal peccato. Sapete, noi siamo importanti agli occhi di Dio, non perché siamo perfetti, ma perché siamo Suoi figli, acquistati con il sangue di Gesù.

La terza componente è il senso di competenza.

Questa è la convinzione interiore che ci fa comprendere di poter affrontare tutto ciò che ci viene chiesto. Anche se altri possono avere più talento, con il tempo possiamo raggiungere i nostri obiettivi, perché siamo stati abilitati.

Filippesi 4:13; 13 Io posso ogni cosa in Cristo che mi fortifica.

Questo significa che, con la forza di Dio, possiamo affrontare ogni situazione, anche quelle che sembrano impossibili. Così, il concetto di immagine di sé, formato dai nostri pensieri, immagini e sensazioni, determina chi siamo, come affermato nel libro dei Proverbi: «Come l'uomo pensa nel suo cuore, così egli è».