La Potenza della Preghiera

 

PREDICAZIONE DEL 26 GENNAIO 2025:

Pastore Antonio Russo

 

LA POTENZA DELLA PREGHIERA

 

Questa settimana, continuiamo sul tema della “Corda a Tre Capi”, parlando della preghiera dopo aver trattato primizie e digiuno. Il titolo di oggi è "La Potenza della Preghiera", in cui Dio ci invita, ci incoraggia e ci sprona a pregare, perché la preghiera permette la manifestazione della Sua potenza. Il rhema di quest'anno è "Line up", ovvero allinearsi con la volontà di Dio, e se eravamo fuori allineamento, Dio ci chiama a rientrare. Questo concetto è stato confermato persino da un allineamento planetario avvenuto il 25 gennaio, manifestando nella natura quello che Dio sta facendo spiritualmente: allinearci con il Suo progetto. Cominciamo subito col dire che la preghiera è potente: quando preghiamo, l'inferno trema e il cielo si rallegra. Dio ha dato potenza alla nostra vita di preghiera, permettendo al cielo di intervenire nelle nostre situazioni, perché la preghiera è la licenza che concediamo affinché il cielo agisca sulla terra. Pregare secondo la Parola di Dio è fondamentale, perché le preghiere che non sono in accordo con essa sono inefficaci; pregare in accordo con Lui porta cambiamenti, perché nella preghiera Dio ha stabilito una cooperazione tra Lui e noi. Nel Libro della Genesi, Dio ha dato all'uomo autorità sulla Terra:

Genesi 1:28; 28 E DIO li benedisse; e DIO disse loro: «Siate fruttiferi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela, e dominate sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo e sopra ogni essere vivente che si muove sulla terra».

Nessuno può essere fecondo senza la benedizione di Dio, che è la chiave per la moltiplicazione. Dio ci ha dato il dominio, stabilendoci come principi del mondo, ma Adamo ed Eva non esercitarono l'autorità ricevuta, perché pur avendo il potere di scacciare il serpente, furono ingannati. Dobbiamo comprendere l'importanza di esercitare l'autorità che Dio ci ha dato attraverso la preghiera, perché quando preghiamo con fede secondo la Parola, invitiamo il cielo a intervenire. Abbiamo ricevuto autorità in Cristo, che ha ripristinato ciò che Adamo aveva perso quando, peccando, ha perduto il governo affidatogli. Il diavolo ha cercato di ingannare anche Gesù, dicendogli nel deserto: “Io ti darò il mondo intero perché mi è stato dato”, ma Satana non ha ricevuto nulla, ha rubato ciò che non gli apparteneva. Questo è il suo inganno: cercare di deviarci dalla voce di Dio, ma Cristo ha riportato la vittoria, là dove Adamo ha fallito.

Amos 3:7; 7 Poiché il Signore, l'Eterno, non fa nulla, senza rivelare il suo segreto ai suoi servi, i profeti.

Dio vuole coinvolgerci nella Sua opera, ma quante volte diciamo al Signore di fare tutto da solo? Questo è il problema, perché quando non preghiamo, impediamo a Dio di operare. Il diavolo vuole farci credere che le difficoltà siano parte della volontà di Dio, ma Dio ci ha dato autorità per esercitarla attraverso la preghiera. Dio non fa nulla senza rivelare il Suo piano, e la preghiera è il mezzo con cui Gli permettiamo di intervenire; infatti, quando preghiamo, Gli chiediamo di intervenire e prendere il controllo, mentre quando non preghiamo, stiamo legando le Sue mani. La preghiera è potente, e dobbiamo conoscerne il valore per vivere pienamente la volontà di Dio.

1°Tessalonicesi 5:17; 17 Non cessate mai di pregare.

La preghiera non deve essere una reazione ai problemi, ma uno stile di vita continuo, perché, come disse Gesù, certe situazioni si risolvono solo con digiuno e preghiera. Di fronte a un’emergenza, dobbiamo agire subito con l'autorità ricevuta, ma questo è possibile solo se la nostra vita è radicata nella preghiera, che, come insegnò Gesù, deve essere costante.

Luca 18:1; 1 Poi propose loro ancora una parabola, per mostrare che bisogna continuamente pregare senza stancarsi,

Quando preghiamo continuamente, Dio opera continuamente, ma se preghiamo a singhiozzo, Dio opera a singhiozzo. Dio oggi ci ricorda che la preghiera è indispensabile come l'aria, il cibo e l'acqua: così come non possiamo vivere senza respirare, non possiamo farne a meno della nostra vita di preghiera, perché non è un'opzione, ma una necessità assoluta. Gesù dimostra che senza preghiera ci arrendiamo spiritualmente, perché non invocare Dio significa escluderlo dalla nostra vita. Quando smettiamo di pregare, è come se dicessimo a Dio di non intervenire, mentre pregando Gli chiediamo di entrare nella nostra situazione e agire nella nostra vita. Gesù non solo parlava della preghiera, ma la viveva, insegnando che pregare continuamente è essenziale per non stancarci spiritualmente. La nostra vita di preghiera deve diventare un flusso continuo che consente a Dio di manifestare la Sua potenza in noi e attraverso di noi. Abbiamo ricevuto un dono prezioso, la chiave della preghiera, che ci permette di aprire e chiudere porte spirituali, legare e sciogliere, e rilasciare le benedizioni di Dio nella nostra vita; per questo, non dobbiamo lasciarla inutilizzata, ma esercitarla con fede e costanza. La preghiera trasforma la nostra realtà, cambia le situazioni e porta guarigione, prosperità e pace; per questo, dobbiamo scegliere di essere uomini e donne di preghiera, determinati a vedere la potenza di Dio manifestarsi in ogni ambito della nostra vita. Abbiamo pregato lo Spirito Santo, chiedendo che tolga il velo dalla rivelazione, perché questa non è una comprensione mentale, ma una realizzazione spirituale che deve avvenire nel nostro cuore. La preghiera è il mezzo attraverso cui Dio opera nel nostro corpo, nella nostra anima, nella nostra casa, nella nostra famiglia e nel nostro lavoro. Dichiarando la nostra dipendenza dalla Sua presenza, riconosciamo il Suo dominio e il Suo governo, perché Dio ci ha dato le chiavi dell'autorità spirituale, ponendole nelle nostre mani.

2°Cronache 7:14; 14 se il mio popolo, sul quale è invocato il mio nome, si umilia, prega, cerca la mia faccia e torna indietro dalle sue vie malvagie, io ascolterò dal cielo, perdonerò il suo peccato e guarirò il suo paese.

Qui vediamo il principio stabilito: se compiamo quattro azioni, Dio risponderà con tre. La prima è umiliarsi, perché se non ci umiliamo davanti a Dio, è come se gli dicessimo di non intervenire. Umiliarsi significa riconoscere il nostro bisogno di Dio e comprendere che senza di Lui non possiamo fare nulla, come Gesù stesso ha affermato. Questo è il cuore dell'umiltà: sapere che la nostra intelligenza, le nostre forze e le nostre capacità non bastano senza l'intervento di Dio. L'orgoglio, che è l'opposto dell'umiltà, afferma che si può fare da soli e respinge Dio e il Suo aiuto, ma Dio ha stabilito un patto con noi: se facciamo queste quattro cose, Lui risponderà con queste tre. Se ci umiliamo, preghiamo, cerchiamo la Sua faccia e ci allontaniamo dalle nostre vie malvagie, Dio ascolterà, perdonerà i nostri peccati e guarirà la nostra terra. Quando adempiamo a questi principi, Dio compie la Sua parte perché Egli non può ignorare una preghiera sincera e umile. Quello letto in 2°Cronache 7:14 conferma il principio di Genesi 1:28: l'autorità e il dominio che Dio ci ha concesso sulla terra. Non possiamo delegare la preghiera ad altri perché siamo i responsabili spirituali delle nostre case, infatti Dio ci ha posti come autorità e sacerdoti nelle nostre famiglie. Ciò che permettiamo nella nostra casa sarà permesso, mentre ciò che vietiamo sarà vietato, secondo il principio dell'autorità spirituale. 2°Cronache ci mostra che Dio non opera senza prima rivelare il Suo piano ai Suoi servi, i profeti, e la preghiera è il mezzo attraverso cui possiamo ricevere la Sua rivelazione e direzione per essere guidati nel Suo piano. Molte persone cercano risposte ovunque, ma la loro vera necessità è ritornare a Dio con una vita di preghiera stabile e perseverante, perché senza di essa la nostra vita spirituale è incompleta. Non si tratta solo di parole, ma di azione spirituale, perché la nostra vita dimostra la nostra fede più di qualsiasi dichiarazione verbale. Se non preghiamo, stiamo bloccando la potenza di Dio e fermando il Suo intervento nelle nostre situazioni. La domanda da porsi è: cosa siamo disposti a fare in questo nuovo anno? Vogliamo davvero cambiare? La preghiera è il primo passo per il cambiamento. Non possiamo aspettare che altri preghino per noi, dobbiamo assumere la responsabilità di pregare per la nostra vita, la nostra famiglia, il nostro lavoro e la nostra salute. La preghiera attiva la potenza di Dio in nostro favore, ed è per questo che affrontiamo tante difficoltà quando decidiamo di pregare, perché il nemico sa che la preghiera porta risultati e cerca di impedirci di praticarla. La corda a tre capi è composta da digiuno, preghiera e dare, principi che Gesù praticò prima di insegnarli. Nei Vangeli vediamo Gesù pregare costantemente: pregava al mattino presto, pregava di notte, faceva veglie di preghiera e si ritirava per stare con Dio, perché sapeva che, come uomo, aveva bisogno della guida e della forza del Padre. Se Gesù, il Figlio di Dio, pregava costantemente, quanto più noi dobbiamo pregare! Lui viveva in totale dipendenza dal Padre. La Sua vita di preghiera permetteva a Dio di operare continuamente attraverso di Lui, e se vogliamo vedere Dio agire nelle nostre vite, dobbiamo fare lo stesso. Dobbiamo stabilire un tempo fisso per la preghiera, proprio come facciamo per il cibo e il riposo, perché la preghiera ci connette con Dio e rilascia la Sua potenza nelle nostre vite. Abbiamo ricevuto una chiave: la preghiera, e se non la usiamo, rimaniamo fuori dalle benedizioni di Dio; Gesù ha detto:

Matteo 16:19; 19 Ed io ti darò le chiavi del regno dei cieli; tutto ciò che avrai legato sulla terra, sarà legato nei cieli, e tutto ciò che avrai sciolto sulla terra sarà sciolto nei cieli».

Questa chiave ci dà l'autorità di dichiarare illegale la malattia, la povertà e il turbamento, e dobbiamo esercitarla con fede e costanza, dichiarando la Parola di Dio nelle nostre vite. Oggi scegliamo di essere uomini e donne di preghiera, desiderosi di vedere la potenza di Dio manifestarsi in ogni ambito della nostra vita, aprendo le porte alla benedizione e chiudendole agli inganni del nemico. La preghiera è il mezzo che Dio ci ha dato per esercitare il nostro dominio spirituale e dobbiamo prendere posizione, usare la nostra autorità e permettere a Dio di operare attraverso di noi. Nel Vangelo di Luca, viene sottolineato che Gesù pregava continuamente, dimostrando che la preghiera non era un atto isolato, ma un modo di vivere costante, attraverso il quale permetteva a Dio di intervenire attivamente nella Sua vita e nel mondo.

Luca 5:16; 16 Ma egli si ritirava in luoghi solitari e pregava.

Questo versetto si inserisce in un contesto in cui, nel versetto precedente, Gesù sta predicando e attirando folle di persone desiderose di ascoltarlo e di essere guarite dai suoi miracoli, però invece di rimanere con la folla, Gesù si ritirava in solitudine per pregare. La preghiera continua era il mezzo attraverso il quale Lui permetteva al Padre di intervenire in modo costante, evitando che la sua vita e il Suo ministero fossero ridotti a momenti occasionali di preghiera. La preghiera è il mezzo che ci consente di entrare in comunione intima con Dio, e quando comprendiamo questa realtà, possiamo veramente gustare la Sua presenza. La Bibbia ci invita a "gustare e vedere quanto il Signore è buono", e quando sentiamo la Sua presenza, il nostro cuore si riempie di gratitudine, riconoscendo la Sua bontà e desiderando ardentemente trascorrere più tempo con Lui, rendendo la preghiera una necessità fondamentale, non un’aggiunta facoltativa. Un altro tema cruciale è la rivelazione delle chiavi del Regno, illustrate in Matteo 16:15-18. In questo passo, Gesù chiede ai discepoli chi la gente pensi che Lui sia e, successivamente, chiede loro direttamente: "Ma voi, chi dite che io sia?". Pietro risponde con una rivelazione profonda: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente", e in risposta, Gesù gli dice: "Tu sei Pietro e su questa roccia edificherò la mia Chiesa, e le porte dell'inferno non la potranno vincere." Tuttavia, è importante notare che la roccia su cui Gesù costruisce la Chiesa non è Pietro stesso, ma la rivelazione che Pietro ha avuto riguardo a Gesù come il Messia, il Figlio di Dio. Questa rivelazione è il fondamento su cui si costruisce la Chiesa, e Gesù non dà le chiavi del Regno a Pietro come figura papale, ma a chiunque riceve la rivelazione di chi Egli è. Le chiavi rappresentano l'autorità spirituale che ci viene data per esercitare potere nelle aree della nostra vita; non sono solo un simbolo, ma un principio spirituale, una legge, un concetto che riguarda il Regno di Dio. Gesù, nel dare le chiavi, non sta solo conferendo un’autorità generica, ma ci sta dando un mezzo per agire con potenza, in particolare nel dichiarare ciò che è legale o illegale nel mondo spirituale. Le chiavi che Gesù ci dà sono principi spirituali basati sulla Parola di Dio, che, quando applicati, ci permettono di avere vittoria nelle nostre vite. La Bibbia dice che "tutto ciò che legherete sulla terra sarà legato nei cieli", il che implica che ciò che dichiareremo illegale sulla terra, sarà tale anche nel cielo. Questo principio ci ricorda la perdita della chiave da parte di Adamo nel Giardino dell'Eden a causa del peccato, ma anche la riconquista di questa chiave da parte di Gesù, che ce l'ha restituita. Le chiavi del Regno ci danno l’autorità di agire, proprio come una chiave che dà accesso a una casa o a un veicolo; se non la usiamo, l'accesso rimane negato. Allo stesso modo, se non esercitiamo l’autorità che ci è stata data, non sperimentiamo pienamente la potenza e la benedizione di Dio. La chiave rappresenta, quindi, non solo autorità, ma anche accesso e libertà. Quando ci troviamo di fronte alla malattia, alla povertà o a problemi familiari, possiamo dichiarare con fiducia: "Io ho la chiave." La chiave ci dà l'autorità di dichiarare certe situazioni illegali e di combatterle nel nome di Gesù, permettendoci di camminare nella vittoria e affrontare con coraggio ogni sfida, sapendo che la nostra autorità è confermata in Cristo. È necessario esercitare questa autorità: quando la paura o lo scoraggiamento cercano di sopraffarci, dobbiamo ricordarci che abbiamo l'autorità di cacciarli via, dichiarando la nostra vittoria in Cristo. Gesù ci ha dato le chiavi del Regno non per tenerle conservate o inoperose, ma per usarle attivamente. Siamo chiamati a esercitare questa autorità contro ogni forma di attacco del nemico: malattia, povertà, paura, scoraggiamento, e qualsiasi altra difficoltà che cerchi di minare la nostra fede. Dobbiamo dichiarare che tutte queste cose sono illegali, perché la chiave ci dà la capacità di aprire le porte delle benedizioni di Dio e di chiudere quelle delle maledizioni.

In conclusione, le chiavi del Regno sono un dono potente che Gesù ci ha dato, e la loro efficacia dipende dal nostro impegno a usarle. Se esercitiamo la nostra autorità, possiamo vivere una vita vittoriosa, camminando nella benedizione di Dio e affrontando ogni difficoltà con la certezza che la nostra autorità, conferita dal Cristo, è più grande di qualsiasi forza che cerchi di ostacolarci. La chiave del Regno è un invito a vivere nella potenza di Dio, dichiarando la Sua vittoria sulla terra come è già dichiarata nei cieli.